COMITATO A DIFESA DELLE ACI

AI SIGNORI CONSIGLIERI COMUNALI DI ACI CATENA

Mercoledì prossimo, 16 aprile 2014, sarete chiamati ad effettuare un voto storico per Aci Catena. Non esagero usando l’aggettivo “storico”, in quanto si tratta di operare una scelta epocale che segnerà per sempre le sorti della Città. Si tratta di decidere se rimanere nell’area metropolitana di Catania o di distaccarsene; se, cioè, avviare Aci Catena a diventare comune satellite e periferia di Catania oppure a difenderne la propria identità e la propria autonomia. Il Consiglio Comunale di Acireale, proprio alcuni giorni fà, ha messo da parte ogni interesse partitico ed ha deliberato all’unanimità per il distacco dall’area metropolitana. Il Consiglio Comunale di Aci Castello ha registrato, sul punto, una maggioranza relativa, ma non la maggioranza assoluta richiesta e, pertanto, tale distacco non è ancora avvenuto. La prossima competizione elettorale che interessa quel comune, infatti, ha fatto sì che prevalessero, momentaneamente, gli interessi partitici; il resto l’ha fatta l’assenza di diversi consiglieri comunali (in un caso per un grave lutto occorso e negli altri casi probabilmente per il clima elettorale). Deciderà il prossimo Consiglio Comunale con una delibera che prevedo non possa non essere che nel senso del distacco dall’area metropolitana. Ma, ritornando alla fattispecie di Aci Catena, mi permetto segnalarvi le gravi incongruenze che presenta la legge regionale sulle aree metropolitane e sui liberi consorzi, della quale non ho sentito esprimere opinioni favorevoli da alcuno, neppure da chi l’ha votata.
La legge regionale numero 8 del 24 marzo 2014, infatti, che ha istituito i liberi consorzi e le Città metropolitane di Palermo, Catania e di Messina formula appena la riforma e rinvia ad una successiva legge una più compiuta normazione della materia.
La legge, frutto di compromessi, è, allo stato, di scarsa innovazione, contraddittoria, di difficile interpretazione e di ancora più difficile applicazione. Basta fare qualche rilievo (ma potrebbero esserne fatti a iosa): a) vengono sulla carta soppresse le province regionali, ma nella pratica ne viene modificato solo il nomen iuris, atteso che i consorzi mantengono le medesime funzioni delle province (art. 6); b) vengono istituiti nove consorzi coincidenti nel territorio con le attuali nove province, ivi comprese quelle di Palermo, di Catania e di Messina (art. 1); c) vengono istituite tre città metropolitane senza delinearne i rapporti con i consorzi, talchè è ipotizzabile la contemporanea esistenza e compatibilità di città metropolitana con il rispettivo consorzio o provincia di provenienza (in pratica, la città metropolitana potrebbe essere anche il centro capofila del consorzio-ex provincia); d) obbliga i vari comuni compresi nell’area metropolitana ad operare la scelta del distacco in tempi molto brevi (art. 9) senza però che, allo stato, sono fissate in modo definitivo le competenxe dell’area metropolitana. E, infatti, con legge successiva alla scadenza della data per la eventuale emanazione della delibera di distacco, saranno “ridefinite le funzioni da attribuire ai liberi Consorzi, alle Città metropolitane, ai Comuni, ….” (art. 10). In pratica, chi non decide ora di distaccarsi dall’area metropolitana rimane in un ambito oggi sconosciuto, che conoscerà successivamente quando gli sarà tolta la benda dagli occhi. I comuni, non adottando la delibera di distacco, rilasciano, sostanzialmente, un assegno in bianco che sarà riempito dalla città metropolitana; e) sono previsti gli organi della città metropolitana, ma non sono “disciplinate le modalità di elezione del Sindaco metropolitano e della Giunta metropolitana nonché il numero dei componenti della stessa” (art. 8); f) farraginosa è la costituzione di un libero Consorzio, su cui tralascio in questa sede l’esame, ritenendo, per adesso, indispensabile discutere di area metropolitana. E’ appena il caso di accennare che il Comitato a difesa delle Aci ha delineato almeno quattro ipotesi di libero consorzio in cui sono comprese le varie Aci, tutti aventi i requisiti di legge.
Da quanto precede un dato scaturisce certo: bisogna, per l’intanto, uscire al più presto dall’area metropolitana. Nessuno può arrogarsi il diritto a degradare Aci Catena a comune satellite o a periferia di Catania.
Ulteriore passo, secondario in ordine temporale e in ordine di importanza, è poi quello di prendere contatto con gli altri comuni per la costituzione del libero Consorzio.
Le ragioni che stanno alla base della necessità della istituzione del predetto consorzio possono essere sintetizzate nei seguenti punti:
1) salvaguardia della identità dei singoli comuni;
2) salvaguardia della dignità dei singoli comuni, che non possono essere degradati a satelliti o periferia di Catania;
3) sviluppo economico.
L’opportunità della istituzione del libero Consorzio, in definitiva, è rappresentata dalle esigenze derivanti dalla omogeneità di interessi d’ordine storico-socio-economico: esistono una stessa origine storica o scambi socio-economici di tempo immemorabile, le attività economiche sono essenzialmente le stesse o si integrano reciprocamente, esistono le medesime vocazioni e potenzialità turistiche, esiste lo stesso improcrastinabile interesse di non diventare periferia di altre città.
Concludo. Questo è sostanzialmente l’appello del Comitato a difesa delle Aci: nel corso della prossima seduta consiliare, esprimete un voto libero dai condizionamenti di parte e nell’esclusivo interesse della Città. Nessuno cerchi di strumentalizzare il voto e, a tal fine, votate, qualora possibile, alla unanimità. Ne va delle sorti di Aci Catena. La Città, oggi e ancor più nel futuro, vi sarà grata.
Cordialità.

Lì 14-4-2014

Nando Gambino
(Portavoce del Comitato a difesa delle Aci)

comitatoadifesadelleaci@gmail.com

fb: comitatoadifesadelleaci

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