LA CITTA’ METROPOLITANA SIA UNA SCELTA VOLONTARIA E NON RISERVATA A TRE CITTA’ SOLTANTO

A breve verrà discusso e votato il peggior Disegno di Legge proposto in giunta regionale riguardante la riforma sugli enti locali. Peggiore in quanto, con un eclatante passo indietro, il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, vanifica tutti gli sforzi fatti dalle amministrazioni comunali con delibere consiliari e referendum e i dibattiti di politici e cittadini che amano le proprie città.

Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Santa Venerina e Termini Imerese hanno già deliberato (quasi tutte all’unanimità) l’uscita dalle rispettive città metropolitane.
Gela e Niscemi, dal libero consorzio dell’ex provincia di Caltanissetta, e Piazza Armerina, dal libero consorzio dell’ex provincia di Enna, hanno già deliberato e confermato con referendum il passaggio al libero consorzio dell’ex provincia di Catania.

Con questo dietro front non soltanto andrebbe vanificato il tutto, ma addirittura non in modo equo. Nel nuovo DdL si tenderebbe a favorire le città metropolitane, infatti le delibere di uscita da esse verrebbero considerate inefficaci, mentre quelle di passaggio alle ex province previste nell’attuale DdL come città metropolitane verrebbero considerate valide dando la possibilità ai comuni di poter nuovamente deliberare per fare un passo indietro, in modo tale da gravare sui comuni la responsabilità, in tal caso, di aver speso inutilmente del denaro pubblico per i referendum.

L’approvazione di questa legge comporterebbe un duro scontro giuridico alla Corte Costituzionale su un contenzioso amministrativo, in quanto verrebbe vanificata la volontà popolare espressa nell’esercizio del diritto di autodeterminazione delle comunità locali riconosciuto dall’art. 2 L.R. 8/2014, articolo che viene reintrodotto nel nuovo DdL non permettendo più l’uscita dalle città metropolitane per far parte di un libero consorzio con atto deliberativo (le città metropolitane manterrebbero i confini delle ex province e quindi non ci sarebbero liberi consorzi residuali) e dando la possibilità di istituire nuovi liberi consorzi nelle stesse sostanziali condizioni previste prima. A parte l’inserimento di poco conto di ulteriori richieste come una relazione illustrativa, una rappresentazione grafica dei confini e un elenco dei fogli catastali, si evidenzia che il referendum confermativo, da svolgersi entro sessanta giorni dalla data di approvazione della delibera, non sarebbe più svolto secondo le modalità stabilite nei rispettivi statuti comunali, ma con quorum strutturale stabilito al 50% più uno degli aventi diritto al voto iscritti nelle rispettive liste elettorali.

E’ evidente come il tutto sia orchestrato (magistralmente verrebbe da scrivere, ma non lo sarebbe affatto!) per permettere l’istituzione di nuovi liberi consorzi in teoria ma non in pratica, poiché tutti i comuni che vorrebbero istituire un nuovo Libero Consorzio da 180.000 abitanti dovrebbero entro pochi giorni deliberare, fare un referendum confermativo e farsi carico delle spese.

In questo modo la legge regionale cercherebbe di adeguarsi alla riforma varata a livello nazionale, L. 56/2014 detta “Del Rio”, per la quale molti sindaci italiani si starebbero già adoperando per presentare ricorso alla Corte Costituzionale e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La legge Crocetta, come quella Del Rio, obbligherebbe i comuni all’adesione ad unioni territoriali non desiderate, lo dimostrano le delibere già avute, non considerando quante altre ce ne sarebbero state se la precedente legge fosse stata completa sulle competenze; causerebbe la forte contrazione dei servizi erogati nei singoli comuni e la perdita di rappresentatività per le comunità locali. Inoltre è evidente che dal momento in cui verrebbe adottato un Piano Regolatore Metropolitano, lo sviluppo urbanistico dei singoli verrebbe ad esso assoggettato e nei decenni i comuni verrebbero definitivamente cancellati e sostituiti da municipalità.

Si ritiene, quindi, che sarebbe opportuno presentare un DdL più democratico e rispettoso delle identità comunali.

Potrebbero essere istituiti nove liberi consorzi con gli stessi confini e le stesse funzioni delle ex province, con il Consiglio del Libero Consorzio composto da tutti i sindaci e il Presidente del Libero Consorzio eletto dal consiglio con una durata temporale di alcuni anni e con l’impossibilità di essere eletto per due mandati consecutivi. La sede del Libero Consorzio sarebbe quella dell’ex provincia o, nel caso in cui questa fosse sede di Città Metropolitana, sarebbe stabilita nel comune con maggior numero di abitanti. Al Presidente e ai membri del consiglio verrebbe corrisposto un gettone di presenza ad ogni incontro, di pari entità tra le cariche.
Potrebbe essere data la possibilità di costituire dei nuovi Liberi Consorzi manifestandone la volontarietà. Un comune si farebbe promotore dell’istituzione del nuovo Libero Consorzio raggruppando gli altri comuni nel rispetto di determinati requisiti, come ad esempio: continuità territoriale e numero minimo di 180.000 abitanti. Il comune promotore invierebbe alla Regione una relazione illustrativa corredata da una rappresentazione grafica del confine e da un elenco dei fogli catastali interessati. Ogni singolo consiglio comunale dovrebbe approvare la delibera con maggioranza assoluta. Queste andrebbero inoltrate alla Regione che dovrebbe approvare l’istituzione del nuovo Libero Consorzio.

Oltre ai Liberi Consorzi potrebbe essere data, quindi, la possibilità a tutti i comuni di raggrupparsi in città metropolitane manifestandone la volontarietà. Un comune si farebbe promotore dell’istituzione della Città Metropolitana raggruppando gli altri comuni nel rispetto di determinati requisiti, come ad esempio: continuità territoriale e numero minimo di 1.500.000 abitanti. Il comune promotore invierebbe alla Regione una relazione illustrativa corredata da una rappresentazione grafica del confine metropolitano e da un elenco dei fogli catastali interessati. Ogni singolo consiglio comunale dovrebbe approvare la delibera con maggioranza qualificata di 2/3. Queste andrebbero inoltrate alla Regione che approvando la possibilità di istituire la Città Metropolitana disporrebbe il finanziamento, facendosene carico, per il referendum confermativo, da svolgersi entro sessanta giorni dalla data di approvazione, con quorum strutturale stabilito al 50% più uno degli aventi diritto al voto iscritti nelle rispettive liste elettorali di ogni singolo comune. I comuni che raggiungerebbero il quorum e che avrebbero continuità territoriale farebbero parte della Città Metropolitana. Se non venisse raggiunto il numero minimo di 1.500.000 abitanti essa non verrebbe istituita. Si potrebbe dare la possibilità agli altri comuni di raggrupparsi successivamente alla Città Metropolitana con le stesse modalità, ma in questo caso le spese per il referendum sarebbero a carico del comune interessato. Il Consiglio della Città Metropolitana sarebbe composto da tutti i sindaci e il Sindaco Metropolitano verrebbe eletto dal consiglio con una durata temporale di alcuni anni e con l’impossibilità di essere eletto per due mandati consecutivi. La sede della Città Metropolitana sarebbe quella dell’ex provincia. Al Sindaco Metropolitano e ai membri del consiglio verrebbe corrisposto un gettone di presenza ad ogni incontro, di pari entità tra le cariche.

Ritengo che sarebbe semplice formulare un DdL con questi presupposti democratici, basterebbe volerlo.

Maurizio Nicolosi (blogger)
Acireale, 15 febbraio 2015

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