NO ALLA SOZZERIA METROPOLITANA!

Le province erano state soppresse ed Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio e Santa Venerina avevano già deliberato (rispettivamente: 9 aprile 2014, 16 aprile 2014, 26 settembre 2014, 27 settembre 2014) la volontà risoluta di non far parte della città metropolitana di Catania e di aderire al “Libero Consorzio dell’ex provincia” con gli altri centri etnei e della costa jonica: Adrano, Biancavilla, Bronte, Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maletto, Maniace, Mascali, Milo, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto, Sant’Alfio.
I comuni di Gela, Piazza Armerina e Niscemi avevano deciso di transitare da un libero consorzio ad un altro (non da un libero consorzio ad una città metropolitana), sostenendo anche le spese per il referendum.

(Acireale, Consiglio Comunale del 9 aprile 2014, Sindaco Nino Garozzo, votazione delibera distacco dalla città metropolitana)

Il tutto era stato già reso ufficiale con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 20 del 15 maggio 2015.

GURS 15-5-2015

(Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 20 del 15 maggio 2015)

articoli consultabili

Occorreva soltanto dare una denominazione al Libero Consorzio dell’ex provincia con Acireale Città capofila ed Acirealeblog si era attivata in data 13 giugno 2015 proponendo il sondaggio: “ACIREALE, CITTA’ CAPOFILA DEL LIBERO CONSORZIO DELL’EX PROVINCIA. QUALE DENOMINAZIONE?” ottenendo una partecipazione ragguardevole, riuscendo a coinvolgere molti cittadini del Libero Consorzio: C.A.I.E. Consorzio Acese Ionico Etneo (27.96%), L.C.I.E. Libero Consorzio Ionico Etneo (20.70%), C.S.N.E. Consorzio Sicilia Nord Est (17.47%), C.C.I.E. Consorzio della Costiera Ionica e dell’Etna (16.40%), L.C.M.E. Libero Consorzio Mare dell’Etna (14.78%), Altro (1.34%), L.C.E. Libero Consorzio Etneo (0.81%), L.C.I. Libero Consorzio Ionico (0.54%).

Purtroppo però, mentre l’on. Venturino e l’on. Ioppolo hanno lottato per l’autonomia dei comuni e contro l’inglobamento in un’unica città metropolitana (significherà la scomparsa delle Aci dalla cartina geografica), i politi acesi hanno finto di non aver visto e di non aver sentito, mantenendo bassa l’attenzione sull’argomento affinché tutto procedesse tacitamente secondo loro convenienza. In data 30 luglio 2015 è stata approvata una nuova Legge Regionale che ha istituito, al posto delle province, soltanto 6 liberi consorzi e 3 città metropolitane.

(Video tratto da Etna Espresso Channel Tg Reporter del 31 luglio 2015)

(Video tratto da Rei TV Ora TG del 31 luglio 2015)

Con questa legge, sostanzialmente, non sono state eliminate le province, sostituite dai liberi consorzi, ma i comuni inglobati d’imperio nelle città metropolitane, senza neanche una riflessione sulla denominazione di tali città.
Facendo riferimento ad eventi similari in un recente passato, nel 1939 i comuni di Giarre e Riposto furono unificati in un unico centro con il nome Jonia. A causa di polemiche sull’accentramento dei servizi pubblici a Giarre e al fatto che i due centri mantenevano vocazioni economiche diverse, marittima per Riposto e agricola per Giarre, si separarono nuovamente nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto per le forti pressioni del centro ripostese che ha sempre voluto una propria autonomia. La fusione, con almeno la nuova denominazione nel rispetto delle due comunità, si rivelò un fallimento.
In tale occasione si fa riferimento a comuni di pari, o quasi, popolazione. Situazione ben diversa per quanto riguarda la Città Metropolitana di Catania, composta dalle città di Catania (315.000 abitanti) e di Acireale (52.000 abitanti) e dai comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti. E’ chiaro che è in atto una politica accentratrice di servizi ed investimenti economici su Catania che renderebbero gli altri centri semplici quartieri periferici, alla pari del quartiere catanese Librino.

Sarebbe più opportuno, invece, optare verso un modello di città metropolitana più europea, al modello dell’intercomunalità che fa riferimento all’azione di COOPERAZIONE VOLONTARIA, non imposta, tra i comuni basato sul decentramento e la collaborazione (“Le Città metropolitane in Europa” di Matteo Carrer e Stefano Rossi). Non si può imporre a 58 comuni di far parte di un ente al quale non vogliono aderire, soprattutto a quelle comunità che con volontà risoluta ne hanno già deliberato il distacco.

Quindi, per quanto riguarda le autonomie dei comuni nei liberi consorzi, adesso è tutto da rifare. Si hanno 6 mesi a disposizione per formare un nuovo Libero Consorzio di Comuni comprendente 180.000 abitanti. Noi acesi siamo fiduciosi!

NO ALL’INGLOBAMENTO NELLA CITTA’ METROPOLITANA DI CATANIA!
SI AL LIBERO CONSORZIO ACESE IONICO ETNEO!

Le mani sulla città metropolitana

(Immagine tratta da “Le mani sulla città” di Francesco Rosi 1963)

Maurizio Nicolosi (blogger)
Acireale, 01 agosto 2015

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