I BINARI DEL TEMPO [Foto Club Le Gru]

mostra personale di Alfio Bottino

dal 29 gennaio al 19 febbraio 2016 _ tutti i lunedì e venerdì (non festivi) 20:00/22:00 _ Gruppo Fotografico Le Gru

fotoclublegru

Foto Club Le Gru _ corso Vittorio Emanuele 214 _ Valverde

Recensione di Serena Vasta:
Provate a chiudere gli occhi e ad immaginare una stazione ferroviaria viva e intensa in cui ogni giorno gruppi di uomini caricano e scaricano merci, lunghissimi treni pieni di arance che dalla Sicilia raggiungono tutta l’Europa e ancora lavoratori pendolari, capistazione, biglietterie, orologi che scandiscono arrivi e partenze, appuntamenti e incontri.
Chiudete gli occhi e provate ad immaginare il profumo rasserenante dei fiori di zagara e di mandorle, del finocchietto selvatico e dei fiori di cappero, gli alberi di fichi, di noci e melograno, le distese di fichi d’india che si stagliano sul terreno come dei preziosi coralli. E ancora il ferro bollente dei binari, il legno delle traversine bruciato dal sole e il fresco odore dell’erba, falciata dal vento sollevato dai treni in corsa.
Questa è la ferrovia che va da Motta Sant’Anastasia a Regalbuto, un sogno di ricchezza e di possibilità iniziato con la costruzione dei primi 18 chilometri di tratta nel 1934, completato nel 1958 e svanito intorno al 1987. Quel che resta di queste vite, dei sogni, degli investimenti e delle ricchezze di questi anni, apparentemente così lontani, è un lungo binario che resiste e che continua a restare ancorato a terra anche se nessun treno ci “volerà” più sopra.
Per comprendere il presente e provare ad immaginare il futuro è indispensabile conoscere il passato, può sembrare un concetto banale ma, un po’ in tutte le cose, conoscere la storia aiuta a mettere a fuoco le dinamiche e a dare un nuovo significato a quello che vediamo: uno su tutti al concetto di “per sempre”. Una ruggente tratta ferroviaria, un traffico merci ambizioso, un sali e scendi di passeggeri e di possibilità, è svanito con la costruzione delle autostrade e i progressi del trasporto su gomma; quello che si dava per scontato dovesse essere per sempre, è durato appena una manciata di anni per poi essere progressivamente abbandonato, tratta dopo tratta, chilometro dopo chilometro.
Cosa ne è stato di tutti gli uomini che hanno creduto in questo progetto? Cosa è successo a chi ha puntato tutto sul trasporto e si è indebitato per far passare la ferrovia vicino alla propria masseria? La storia fa il suo corso, si incassano i fallimenti, i sogni cambiano e si sopravvive nella speranza che il tempo conceda l’ennesima possibilità.
La ferrovia è adesso in disuso, così come i sogni dei tempi d’oro, i binari continuano a tagliare in due il territorio e si mescolano con la natura selvaggia che, pian piano, prende il sopravvento, quasi a sottolineare che lei sopravvivrà a tutto e a tutti. I fiori dei capperi continueranno a sbocciare, il finocchietto a crescere e le mandorle maturare, nuovi sogni e profumi attraverseranno questi campi nella speranza che qualcuno, prima o poi, racconti le loro storie e i loro profumi.
Alfio Bottino ha esplorato a piedi tutta la tratta percorribile di questa ferrovia, è andato alla ricerca di queste storie perdute, ha fotografato i sogni che sono stati consegnati alle stazioni e le speranze che un giorno qualcosa di buono possa venire fuori per far correre nuove vite, energie e possibilità accanto a quelle passate.
I “per sempre” tendono ad essere sempre più circoscritti ma, per fortuna, sognare è qualcosa che ci portiamo dentro, che non svanisce mai e che permette ad una sperduta ferrovia abbandonata di tornare a vivere attraverso gli occhi di un instancabile fotografo.

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