ACiNTESI

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Tesi di laurea di Arch. Alessandra Urso
Facoltà di Architettura di Reggio Calabria
Relatore: Prof. Arch. Laura Thermes
Correlatore: Prof. Arch. Ottavio Amaro

Percorsi, servizi culturali ed attrezzature balneari nella “Timpa” di Santa Maria la Scala, ad Acireale

La  “Timpa” di Acireale è quella fascia di territorio che corre parallelamente e a ridosso di una fetta della costa orientale sicula, per un estensione di circa 7 km e grossomodo collocabile tra le frazioni di  Capo mulini e Santa Maria Ammalati.
Costituita prevalentemente da strati di lava sovrapposti, questa ha un andamento altimetrico assai variabile, con picchi che arrivano a toccare i 200 metri sopra il livello del mare. Dal 1999 è stata dichiarata riversa e distinta in zona A, riserva integrale, e zona B di preriserva.
L’intervento proposto nella tesi si colloca nella zona più o meno centrale dell’area, nel tratto di costa su cui insiste il caratteristico borgo marinaro di Santa Maria la Scala.
Partendo da un approccio di tipo urbanistico e paesaggistico che comprendeva tutta la timpa e dunque dallo studio della sua morfologia e dei numerosi “percorsi ” che la attraversano collegando la città alla costa, si è scelto di concentrarsi su quello che è poi storicamente e architettonicamente il più importante cioè le cosidette “chiazzette” di Acireale, un sistema ben strutturato di rampe e piazzette che collega fisicamente e idealmente la città al borgo. Da lì il progetto si è esteso a tutta la linea di costa. Consapevole di trovarmi su un’area già di per sé fortemente caratterizzata la scelta progettuale è stata quella di intervenire con piccoli segni e per lo più a margine della riserva, ad  aggiungere più che a modificare.
Partendo da quel meraviglioso “vuoto urbano” che è Piazza Duomo, giù per via Romeo, fino a raggiungere lo slargo antistante la chiesa di Santa Maria del Suffraggio, il primo intervento proposto è la sistemazione del sagrato della chiesa e la previsione (ormai attuata!!!) di un ponte che consentisse di attraversare in sicurezza la statale. Il ponte sarebbe poi stato collegato ad una prima struttura dalla funzione turistico ricettiva e museale. Poco più giù, lungo la prima rampa, la possibilità di un sistema di collegamento a cremagliera avrebbe  agevolato la discesa (o la risalita) della timpa mentre, chi avesse voluto percorre le chiazzette a piedi avrebbe trovato piccoli padiglioni espositivi aventi scopo educativo-culturale. Arrivati giù al borgo, antistante allo storico mulino, tutt’ora funzionante, il ridisegno della piazza, avrebbe originato una sorta di anfiteatro, utilizzabile per rappresentazioni teatrali, spettacoli e manifestazioni. Ampia parte dell’intervento è dedicata all’ampliamento della strada che collega il mulino alla piazza principale. Questo avrebbe permesso la realizzazione di parcheggi e di una suggestiva passeggiata panoramica. Sotto il livello stradale, quindi nel rispetto dell’attuale conformazione altimetrica della costa, sono state previste le attrezzature balneari. All’altezza della piazza principale di Santa Maria la Scala un complesso sistema di scale mima le forme naturali di una colata lavica lasciando “emergere” blocchi in pietra lavica dentro i quali si è pensato di collocare servizi a carattere ricreativo e ristorativo.
Continuando il percorso dal molo, si arriva alla spiaggetta su cui attualmente trovano riparo le piccole imbarcazioni dei pescatori; anche qui si è pensato di intervenire prevedendo delle sponde contenitive per la sabbia, in legno ma mantenendo l’attuale utilizzo di ricovero. L’intervento più “importante” dal punto di vista architettonico e della manipolazione dell’esistente ha riguardato la parte del molo. Il muro di contenimento raddoppia e si trasforma in asse attrezzato a negozi e piccole botteghe artigiane. Un grosso volume sospeso sul muro in pietra fa da galleria e museo del mare, mentre all’estremità del molo, un’alta torre in vetro, schermato da brise soleil, è unico elemento realmente emergente, quasi a fare idealmente da faro del porto.

Alessandra Urso 1

Alessandra Urso 2

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Tesi di laurea di Arch. Amalia Maria Pennisi e Arch. Maria Nives Privitera
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Arch. Giuseppe Pagnano
Correlatore: Prof. Ing. Nicola Impollonia

Riuso culturale dello Stabilimento Samperi di Acireale

Lo stabilimento Samperi ha segnato un capitolo importante nella storia delle attività economiche acesi, relative alla lavorazione del frumento e la produzione della pasta nel periodo che intercorre tra il 1886 e il 1938.
Questo edificio industriale venne realizzato nel 1886 per volontà di due fratelli della famiglia Samperi di Acireale: al fine di potenziare i guadagni ricavati dal loro pastificio esistente nella vicina Acicatena, i Samperi decisero di costruire un più maestoso e importante stabilimento, che rimase in funzione fino al 1938, poco prima l’inizio della seconda guerra mondiale.
Quando fu impiantata l’azienda l’involucro architettonico era formato da un blocco a tre livelli su via delle terme (ex strada statale):  ai piani superiori vi erano collocate le abitazioni, mentre al piano terra vi si trovava il pastificio.
Nel 1902, periodo di massima attività, venne realizzato un ulteriore essiccatoio alle spalle del blocco residenziale ed in seguito, nel 1903, un violento incendio distrusse l’ala sinistra addetta a magazzino di grano e  fu necessario un ennesimo ampliamento che portò al completamento di tutto l’isolato.
Nel 1938 a causa di un nuovo incendio i depositi ed il mulino persero la loro funzione e da allora vennero abbandonati senza aver assunto alcuna funzione, tanto da mostrarsi oggi come ruderi di archeologia industriale.
La rivitalizzazione di questo luogo è proprio l’obiettivo che la tesi si pone, e lo fa  ripristinando l’aspetto primitivo delle architetture industriali ed inserendo al proprio interno attività finalizzate alla divulgazione e promozione  della cultura, strettamente connessa al territorio di Acireale, attraverso lo spostamento e l’ampliamento di un importante istituzione acese quale l’Accademia Zelantea.
L’Accademia di Acireale è l’unica, in Sicilia, fra quelle legalmente riconosciute dallo Stato, che ha sede in una città non capoluogo di provincia.
Le nuove destinazioni d’uso nascono dall’analisi spaziale degli ambienti: l’abitazione padronale è trasformata in locali amministrativi, mentre l’essiccatoio, privo di pilastri, in sala polifunzionale per molteplici attività.
La copertura di quest’ultima sala è stata demolita e riprogettata a capriate più verosimile a quella originaria, crollata a causa del primo incendio.
I disegni della pinacoteca sono posti nei locali con volte a crociera del piano terra munito di dispositivi oscuranti per creare un effetto luminoso adatto.
I dipinti sono esposti in una sala  ipostila scandita da filari di colonne in ghisa e, attraverso l’utilizzo del vetro è stato possibile mantenere e esaltare la configurazione spaziale originale.
Interessante la verticalità dei silos che ha suggerito una scansione anche orizzontale mediante  l’introduzione di due solai (adoperati come deposito museo). Al piano terra prosegue l’esposizione museale di busti e teste in marmo e di teche contenenti ceramiche e manufatti in terracotta.
Con la medesima logica progettuale sono stati collocati la biblioteca e l’Archivio Storico: la prima prende posto nell’essiccatoio, un locale esposto ad est con ampie finestrature (idonee alla sala lettura); il secondo occupa un blocco architettonico a sé stante comprensivo di deposito, sala lettura e zona amministrativa.
Infine l’eliminazione delle superfetazioni ha permesso la realizzazione del posteggio tra l’Archivio Storico e la biblioteca.

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Tesi di laurea di Arch. Antonio Maria Giuseppe La Spina
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Arch. Giuseppe Pagnano

Allestimento museografico del convento di San Domenico di Acireale

L’intento della tesi è stato quello di offrire un contributo per la valorizzazione di un immobile di particolare interesse storico quale l’ex Convento San Domenico di Acireale, di recente restaurato dopo un lungo periodo di utilizzo a fini scolastici, al fine di consentirne l’utilizzazione a fini museali. Più particolarmente la prospettiva è stata quella di predisporre un sito in grado di ospitare parte dell’ingente patrimonio artistico depositato presso l’attigua Bibliotea-Pinacoteca Zelantea.
La Biblioteca Zelantea, che serve un bacino di utenze che si aggira intorno ai 53.000 abitanti, ospita al suo interno molteplici collezioni di pregevole valore: librarie, pittoriche, archeologiche etc.. Sulla base di queste considerazioni e dell’esigenza di predisporre un nuovo luogo per l’esposizione del patrimonio pittorico, si è pensato di progettare una sistemazione alternativa per la Zelantea e l’allestimento a museo del Convento.
Colui che intenderà usufruire dei servizi offerti dalla Biblioteca-Pinacoteca Zelantea, giunto all’ingresso potrà depositare gli oggetti e le borse in apposite cassettiere quindi, salite le scale, ricevere informazioni nel box progettato al piano rialzato.
La sala che si trova alla destra sarà destinata a ospitare conferenze; mentre sulla sinistra il lettore troverà in sequenza due sale di lettura e un’altra sala dove si troveranno il banco per la consegna  dei testi e il catalogo con sei postazioni dotate di personal computer. Un sistema informatico wireless permetterà di consultare il catalogo e di comunicare al banco il testo desiderato dal lettore e la sua postazione di lettura.
In tal modo il lettore potrà recarsi al banco per ritirare il libro, nel caso di prestito, ovvero recarsi in una delle postazione di lettura precedentemente scelta ove il testo gli sarà consegnato.
All’interno delle due sale di lettura saranno disposte delle file di tavoli e librerie appositamente progettati. I tavoli in particolare avranno un meccanismo a due leve seghettate che permetterà di posizionarli secondo l’inclinazione desiderata.
L’ingresso al museo avverrà dalla via Marchese di Sangiuliano, da dove un tempo entravano gli scolari del Liceo-ginnasio statale “Gulli e Pennisi”. Qui è stato previsto un nuovo corpo di fabbrica che nella copertura riprende, in una parte, l’inclinazione di una vecchia scala esterna che anticamente portava al piano superiore. Questo nuovo corpo servirà ad ospitare la “Carrozza del Senato”, cimelio della storia di Acireale, e la biglietteria.
Dalla biglietteria il visitatore potrà iniziare il percorso volgendosi a sinistra e proseguendo nel chiostro (si è previsto di chiudere le arcate del chiostro con delle vetrate continue, arretrate rispetto al colonnato sino all’altezza d’imposta delle arcate e quindi inserite nelle stesse). Nel chiostro sarà possibile fruire di esposizioni temporanee, proseguendo in senso orario per poi giungere alla prima stanza del museo. In questo luogo saranno presenti dei leggii con delle riproduzioni dei testi più pregevoli della Biblioteca Zelantea. Nella sala successiva saranno esposti invece i disegni.
Proseguendo ancora, attraverso una scala a doppia rampa con ascensore, si giungerà al piano superiore. Qui vi saranno delle sale con busti su basi di legno, opere pittoriche su pannelli espositori. Arrivati alla fine del primo piano, si scenderà alla scoperta di altri dipinti e della collezione archeologica della Pinacoteca  Zelantea disposta in apposite vetrine.
Da qui prima di lasciare il museo, il visitatore potrà usufruire del servizio di bookshop lungo il corridoio porticato.

Antonio La Spina 1

Antonio La Spina 2

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Tesi di laurea di Arch. Francesco Pennisi
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Arch. Nicoletta Nicolosi

Una cantina a borgo Salice: tra innovazione e recupero

Il borgo di monte Salice costituisce uno dei diversi microinsediamenti spontanei sorti lungo le pendici orientali dell’Etna durante il XIX secolo.
L’agricoltura ha sempre avuto un ruolo dominante nello sviluppo economico di questa parte di territorio, conseguentemente i proprietari dei piccoli e medi appezzamenti territoriali durante i secoli passati hanno realizzato un elevato numero di masserie e di piccoli borghi rurali che oggi costituiscono lo scenario identificativo dell’area ionica-pedemontana.
Oggi, successivamente alla crisi che alla fine del XX secolo ha colpito la produzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli etnei, ci troviamo di fronte ad un diffuso abbandono dei territori agricoli e conseguentemente dei fabbricati ad essi annessi.
La riscoperta della produzione vitivinicola sull’Etna, che in questo territorio è nata e ne ha costituito per secoli la struttura portante, potrebbe determinare oggi la possibilità di vedere rifiorire questa terra. Se all’abbandono della viticoltura è seguito l’abbandono e il degrado di queste aree, si comprende come oggi a seguito della reintroduzione dell’attività vinicola, e quindi della produzione di un vino di alta qualità oramai riconosciuto anche a livello europeo, si possa far ritornare questo territorio e conseguentemente i borghi in esso presenti, ai loro antichi splendori.
Il progetto si pone l’obiettivo di reinsediare all’interno della masseria di borgo Salice quelle che erano le sue funzioni originarie, ovvero la produzione del vino dell’Etna. Ciò è possibile attraverso la realizzazione un moderno impianto di vinificazione che allo stesso tempo rispetti le preesistenze del borgo e del territorio.
Realizzare oggi un impianto enologico che risponda ai requisiti delle moderne produzioni richiede la realizzazione di strutture che certamente non possono corrispondere agli spazi destinati alla medesima produzione nei secoli passati, quindi il nostro progetto prevede la realizzazione di nuove strutture che rispondano a tali requisiti tecnologici e che allo stesso tempo si integrino con l’impianto preesistente, restituendo così dignità a questo borgo in declino.
L’intervento potrebbe altresì costituire un esempio per i progetti di recupero da realizzare nei tanti agglomerati rurali, oggi in stato di abbandono, lungo le pendici del vulcano.
[…] L’intervento proposto prevede: il recupero strutturale e formale delle strutture preesistenti, e la realizzazione di nuovi edifici.
Il progetto di recupero insiste sugli edifici che si è voluto salvaguardare per il loro valore storico, architettonico o per motivi prettamente funzionali al fine di realizzare un’efficiente complesso di produzione vitivinicola. Gli interventi proposti riguardano essenzialmente l’adeguamento strutturale e il miglioramento del confort e del benessere interno agli edifici stessi.
[…] Le nuove strutture di progetto verranno realizzate a debita distanza dalle strutture preesistenti, e verranno realizzate interamente in calcestruzzo armato, sia per quanto riguarda le strutture di elevazione che per quanto riguarda i solai e le coperture. Alcune delle pareti avranno un rivestimento con blocchi di pietra lavica sbozzata, al fine di uniformarsi al nucleo originario del borgo, mentre le pareti d’ingresso alla barriccaia, poste sul prospetto est, saranno rivestite in acciaio cor-ten. Anche i solai di copertura delle residenze per ospiti saranno rivestiti in acciaio cor-ten, mentre la copertura della barriccaia, sempre in calcestruzzo armato, dovrà supportare al livello superiore uno strato di terra che consenta l’inerbimento dell’intera superficie calpestabile, e sarà pertanto necessario prevedere adeguati sistemi di drenaggio delle acque e sistemi di isolamento per la salvaguardia della struttura sottostante.

Francesco Pennisi 1

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Tesi di laurea di Arch. Marco La Spina e Arch. Orazio Luca Scuto
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Ing. Eugenio Magnano di San Lio
Correlatori: Prof.ssa Paola Barbera, Prof.ssa Fernanda Cantone, Dott. Ing. Aldo Scaccianoce

Il Teatro Bellini di Acireale

Acireale, nonostante la limitata estensione territoriale (solo 39,96 km²) ha sempre avuto una vita economico-culturale fervida, che per certi versi ha imposto alla città delle direttive che ne hanno determinato l’evoluzione di tipo architettonico e urbanistico. Questa evoluzione risulta significativa in rapporto alle dimensioni territoriali e al numero degli abitanti (30.785 abitanti secondo il primo censimento ufficiale italiano, quello del 1861).
Guardando la città nel suo insieme si scorgono infatti numerosi interventi che effettivamente costituiscono un vero e proprio abaco dell’architettura delle grandi città dell’ottocento, Acireale in questo secolo infatti si dota di una serie di infrastrutture, di edifici, giardini, teatri, alberghi, stabilimenti termali, etc. che, se valutati in un quadro più ampio, si possono ritenere adeguate a città molto più ricche ed estese. L’obiettivo che si pone la tesi è quello di indagare su un edificio che ricopre un elevato valore sociale in questo periodo storico: il teatro.
Questa tesi, frutto di un notevole lavoro di ricerca e di sintesi, si propone come lo studio più esteso e profondo riguardante il Teatro Bellini di Acireale, non vi è ambito riguardante quest’importante edificio che non sia stato oggetto di un’accurata analisi, storia, disegno, composizione, tecnologia, si uniscono insieme generando un risultato unico, fornendo quindi una solida base per ricostruire fedelmente i fatti storici e plastici che lo riguardano, le immagini restituiscono quindi a coloro che non hanno potuto godere dello splendore dei suoi palchi, una ricostruzione fedele e realistica di come esso si presentava nel momento del suo massimo splendore.
Un punto di partenza forte, certo, per rilanciare il dibattito su una pagina dimenticata della cultura acese.

Luca Scuto e Marco La Spina 1

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Tesi di laurea di Arch. Maurizio Nicolosi
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Arch. Bruno Messina
Correlatori: Prof. Arch. Luigi Alini – Dott.ssa Arch. Chiara Rizzica
Contributo: Prof. Arch. Stefano Munarin

La Via dei Mulini nel territorio di Aci

– percorsi di riqualificazione del patrimonio culturale e ambientale –

Obbiettivo della tesi è l’elaborazione di una strategia progettuale indirizzata alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale nel territorio di Aci. L’ipotesi di intervento progettuale, costruita a partire da una accurata valutazione dello stato dei luoghi, si articola attraverso due livelli di ragionamento che investono tanto il territorio nella sua dimensione di rete di “nodi emergenti” – tra cui i mulini – quanto la sua dotazione di infrastrutture quale sistema di uso e valorizzazione di risorse – le vie dell’acqua – fino ad oggi trascurate. A questa struttura, corrispondono due diverse scale di analisi e progetto: il masterplan e il disegno esecutivo di uno dei luoghi nodali. Il lavoro finale si conclude, infatti, con una proposta per l’area archeologica delle Terme romane di Santa Venera al Pozzo dove viene collocato un nuovo edificio – un teatro all’aperto – ad integrazione e potenziamento dell’individuato sistema territoriale a vocazione turistico-ricettiva.
L’iniziale e attenta esplorazione del territorio ha messo in evidenza quali siano gli elementi fondamentali che lo caratterizzano e quali siano le sue specificità. Attraverso l’analisi della documentazione storica è emerso come la storia del territorio sia strettamente legata alla presenza dell’acqua. Tutta la toponomastica testimonia, infatti, la permanenza del mito dell’acqua nella storia dei luoghi attraverso il riferimento esplicito alla leggenda dell’origine del fiume Aci. Le modalità di sfruttamento di questa risorsa preziosa hanno condizionato la fondazione e la crescita degli insediamenti già dalla preistoria in tutto il territorio compreso tra Reitana e Capo Mulini.
In una prima fase sono stati individuati possibili percorsi naturalistici in prossimità di riserve e aree protette già sottoposte ad interventi pianificati per salvaguardarle dalla speculazione edilizia e per sfruttarne le potenzialità incrementandone l’utilizzo e la fruizione.
Il lavoro, quindi, si è concentrato nell’individuare e tracciare “la via dei mulini”, un percorso che attraversa in direzione mare-monti la fertile e verde vallata – oggi esclusivamente ad uso agricolo – e che dalle Terme romane di Santa Venera al Pozzo giunge al tempio romano di Capo Mulini lungo la saja mastra, l’antica condotta d’acqua utilizzata dai mulini presenti. Il progetto del tracciato rispetta l’orografia, la natura, il paesaggio e risolve il problema del collegamento tra il vulcano ed il mare introducendo la possibilità di un attraversamento in direzione opposta a quella individuata dalle infrastrutture della viabilità esistente – autostrada, ferrovia, strada statale 114 – che corrono lungo la linea di costa “tagliando a fette” il territorio.
In conclusione è stato progettato un teatro all’aperto presso l’area archeologica delle terme romane per ospitare diverse attività culturali, come ad esempio l’importante rassegna cinematografica “Cinenostrum”. Le scelte architettoniche hanno seguito un principio di misura ed equilibrio rispetto ai caratteri specifici del sito. Il nuovo teatro si presenta, dunque, come un unico volume parzialmente interrato e interamente costruito in pietra lavica, che attingendo ai linguaggi e alle tecniche della disciplina stereotomica, cerca di elaborare una proposta di sintesi efficace e coerente tra lo scenario attuale – un territorio orientato allo sviluppo attraverso l’incremento delle attività legate al turismo e all’intrattenimento – e l’immaginario delle memorie del passato che le identità e le storie dei luoghi continuano a tramandare.

Maurizio Nicolosi 1

Maurizio Nicolosi 2

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Tesi di laurea di Agr. Michele Gerbino
Facoltà di Agraria di Catania
Relatore: Prof. Elisabetta Nicolosi

Il ruolo degli alberi nel verde pubblico della Città di Acireale

Gli effetti benefici degli alberi all’interno delle città sono innumerevoli ma, spesso, non quantificabili. Il ruolo dell’albero, così come i benefici che esso offre alla popolazione, sono oggi ben noti a tutti ma, deve essere altrettanto chiaro il fatto che, il successo delle aree a verde all’interno delle città è fortemente condizionato dalla scelta della giusta composizione e distribuzione delle piante.
Fin dall’antichità, infatti, l’uomo ha costruito attorno all’albero tutto il suo sostentamento sia a livello fisico che a livello spirituale grazie alla sua generosità di frutti e di materiale da costruzione.
Con il cambiamento radicale della struttura della
società, però, questo legame albero-uomo è diventato via via sempre più flebile fino a far diventare l’albero una struttura qualunque all’interno delle città, o una qualsiasi decorazione inglobata nel cemento.
Un insieme di alberi nel contesto urbano viene spesso definito verde pubblico, cioè un bene appartenente alla collettività che, quindi, tutti dovremmo imparare a rispettare e a usufruirne con parsimonia e rispetto.
Una qualificata presenza di verde nella città è in grado di migliorare notevolmente le condizioni della vita sotto vari aspetti. Sono infatti molteplici le funzioni attribuite al verde nel contesto cittadino, e di cui abbiamo discusso in questo lavoro: la funzione sociale, la funzione igienico-sanitaria, la funzione estetica, la funzione psico-sociale e culturale e una funzione economica.
Allo scopo di massimizzare i benefici sopra citati e la sostenibilità delle città è necessario che gli elementi “verdi” siano diffusi omogeneamente all’interno del costruito e concorrano a creare una rete ecologica che li metta in comunicazione tra loro.
Il verde opera una sorta di compensazione in un habitat a volte poco accogliente, contribuendo a soddisfare l’aspirazione e il bisogno di uno spazio vitale meno alienante e più confortevole riportando gli insediamenti alla scala umana.
Sono però certamente molte le pressioni che l’ambiente urbano esercita sulle piante, pressioni che si traducono generalmente in stress fisiologici, che causano una diminuzione del vigore e della durata della vita media degli alberi fino a comprometterne la sopravvivenza stessa.
Gli aspetti da valutare nell’impiego del verde pubblico sono molteplici e di natura completamente differente anche se, spesso, interdipendenti, data la natura sociale del contesto nel quale diverranno operativi. Seguendo criteri diversi quali quello ambientale, quello storico-estetico, quello della sicurezza, quello biologico e quello economico, le modalità di gestione e d’impiego del verde pubblico riescono ad essere applicate con facilità.
Situata lungo la costa orientale della Sicilia, Acireale è tra le più belle e apprezzabili città dell’isola. Affacciata sulle acque del mar Ionio e dominata alle spalle dall’Etna, sorge tra il grigio della pietra lavica e il verde degli alberi di agrumi, viti, ulivi e diverse varietà di fruttiferi, oltre alla tipica vegetazione mediterranea.
L’urbanizzazione del territorio acese è stata impervia lungo il costone lavico (la Timpa), a causa del suo elevato dislivello, ma l’area non è stata abbandonata bensì valorizzata, tutelata e salvaguardata. Infatti, al termine di lunghe e travagliate vicende, è stata istituita definitivamente con Decreto dell’Assessorato Territorio e Ambiente n. 149 del 23-04-1999 la Riserva Naturale Orientata La Timpa di Acireale.
Il verde nasce nella città nell’800 come verde pubblico, non essendovi famiglie patrizie né residenze munite di parchi paragonabili a quelli delle tante ville sparse in Italia ed in Sicilia.
In quest’epoca il verde ad Acireale si evolve, nelle sue espressioni, dalle iniziali alberature stradali, agli spazi arredati a verde fino ad un vero e proprio parco: il giardino Vittorio Emanuele III originariamente detto “Belvedere” avviato nel 1848.
Le alberature sorsero inizialmente per soddisfare esigenze “fisiche” più che estetiche, l’esigenza prioritaria doveva essere quella di avere “alberi da ombreggio” capaci di “offrire frescura al viandante nella cocente stagione”.
Nel 1868 il Comune ritenendo che le piante delle passeggiate “… meritano un miglioramento …” nominò la Commissione patriottica e zelante per gli alberi da ombreggio richiedendo a cittadini sensibili e di un certo livello culturale, di farne parte.
Riguardo alle prime ubicazioni delle alberature stradali, dai riferimenti storici si evincono numerosi alberati passeggi molti dei quali sussistono ancora e di cui si è fatta un’attenta analisi, si è poi passato all’analisi storico-architettonica di quelle che sono le principali aree a verde cittadine, ovvero il Giardino Vittorio Emanuele III, la Piazza Garibaldi, il Parco delle Terme e la piazza Lionardo Vigo, analizzandone le peculiarità, caratteristiche ed essenze vegetali che le compongono.
Queste aree
rappresentano tra l’altro il verde storico della città, perché nate con lo sviluppo della stessa; ad esse infatti sono legati maggiormente i cittadini acesi proprio per la storia che le contraddistingue.
Attraverso lo studio del territorio della Città di Acireale ci si è soffermati ad analizzare le principali specie arboree che ad oggi costituiscono il patrimonio verde della città analizzandone sia gli aspetti peculiari morfologici sia la loro funzione ornamentale all’interno del contesto urbano.
Chiaramente la scelta delle piante, da impiantare in futuro in una città come Acireale, non può essere casuale bensì legata alle esigenze ed alle caratteristiche del territorio, alla salvaguardia degli ecosistemi già presenti, e alla conservazione e promozione di nuove risorse di biodiversità. La biodiversità, dunque la salvaguardia degli ecosistemi, stanno alla base di qualsiasi forma di pianificazione del verde pubblico in città.
Lo studio del territorio e, in particolare, del verde del contesto urbano degli anni passati, così come l’analisi puntuale di ciò di cui oggi disponiamo, dovrebbe servire per meglio intervenire nelle scelte attuali nel settore del verde in modo che esso rappresenti il cardine su cui incentrare lo sviluppo della città.
La società di oggi ha sviluppato una notevole sensibilità da parte delle amministrazioni locali per il problema del verde pubblico. Il verde quindi anche ad Acireale costituisce un patrimonio della collettività che va da questa custodito e curato. Alla salvaguardia delle alberature, considerate un bene comune, devono essere coinvolti tutti i cittadini stimolando in essi il senso del possesso del verde della città.

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Tesi di laurea di Arch. Salvatore Pappalardo
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Arch. Fabio Ghersi
Correlatore: Prof. Arch. Stefano Munarin

Acireale: un’architettura nel paesaggio tra la città e la “Timpa”

Un esperimento di ri/composizione urbana

Questa tesi di laurea si propone principalmente due scopi.
Il primo è quello di ricomporre il rapporto tra lo spazio urbano della città di Acireale e lo spazio naturale che definisce il suo margine. Tale rapporto sembra infatti stravolto dalla barbara cesura determinata dalle infrastrutture che attraversano questo territorio.
Il secondo è quello di praticare un esercizio/esperimento compositivo che, attraverso un processo di esplorazione, prefigurazione e verifica, riesca a rielaborare unitariamente lo spazio urbano, estendendo l’intervento architettonico ad una scala progettuale che coinvolga anche le componenti paesaggistiche e territoriali.
[…] Da un punto di vista funzionale può essere riassunto nei seguenti punti:
• Riuso del vecchio tracciato ferroviario come parco lineare
• Ridefinizione altimetrica del tracciato della SS 114
• Ampliamento del Parco della “Villa Belvedere” verso la riserva
• Realizzazione della nuova stazione ferroviaria e connessione al sistema infrastrutturale
• Ripristino della permeabilità tra il tessuto urbano e gli elementi naturali
• Rifunzionalizzazione di alcune delle emergenze sul margine urbano
• Recupero dei sentieri naturali esistenti di accesso alla riserva
• Realizzazione di un’asse viario a sud del centro urbano per ridurre la portata di traffico della SS 114.
[…] Ciò che ci interessa affermare con questa ricerca è l’idea che un progetto di architettura possa innescare una stretta relazione tra il sistema di regole che sta alla base del processo compositivo e la nuova prefigurazione del paesaggio che questa costruisce.
Il progetto fondamentalmente si poggia su una griglia compositiva ricca di regole, costruite in relazione agli elementi che sono stati ritenuti rilevanti, pertanto è esso stesso un prodotto fisico di queste regole. Questa dipendenza contestuale se da un lato ha generato forme progettuali rigidamente fissate alle più generali regole territoriali, dall’altro ha prodotto ulteriori regole di adattamento alle più minute tracce o regole organiche. Un progetto che può dunque avere almeno una duplice registro di lettura; il primo strettamente connesso alle regole formali e contestuali individuate e che cerca di proporsi con una chiarezza di linguaggio quasi oggettiva; un secondo più flessibile ed elastico, in cui gioca un ruolo fondamentale il rapporto tra l’architettura ed il suolo su cui questa si poggia, un registro che in qualche misura contraddice via via la rigidità delle regole prefissate per confondersi “nel paesaggio tra la città e la Timpa di Acireale”.
Queste riflessioni sono state progettualmente tradotte in gesti stereometrici che hanno tentato di rispondere alle continue interrogazioni che il territorio ci ha proposto e che ci sembrano possano aprire ulteriori tematiche architettoniche:
• Interazione/integrazione delle diverse scale
Il progetto costituisce un luogo in grado di legare le diverse “scale” (territoriale, urbana, architettonica) attraverso l’interazione fisica e funzionale tra infrastrutture e città, tra i luoghi della mobilità veloce (strada statale, ferrovia) a quelli della vita quotidiana (residenza e spazi delle relazioni sociali).
• Adattamento all’orografia
I volumi si appoggiano alla complessità delle regole orografiche senza alterarle nè tanto meno aggirandole, ma piuttosto traducendole in occasioni progettuali in cui la semplicità dei materiali e la leggerezza dei basamenti hanno costruito un nuovo “pezzo di paesaggio”.
• Composizione dello spazio
I volumi, puri e formalmente leggibili, contengono in realtà una molteplicità di spazi/funzione che articolano la semplicità delle “forme contenitore” riconoscendo allo spazio architettonico la complessità multifunzionale della città contemporanea.
Il programma funzionale vuole sperimentare la coesistenza (spazio/temporale) di funzioni con caratteri insediativi e  dinamiche abitative differenti:
Residenza: alloggi duplex, inseriti in un unico corpo che in grado di legare la fruizione (ludico-ricreativa) del paesaggio.
Infrastrutture. stazione ferroviaria, parcheggi di appoggio alla stazione ed allo spazio urbano e sistema di interscambio tra le infrastrutture.
Servizi: piccolo commercio, uffici, ristorazione, locali tecnici.
Giardino in movimento (Clement, 2005): spazio naturale che contribuisce alla possibilità di auto-generare micro attività biologiche compromesse  dalla precedente urbanizzazione del paesaggio.
Sistema di distribuzione: tutte queste funzioni sono attraversate da un capillare sistema distributivo che struttura uno spazio permeabile e di ricco di relazioni tra ognuno degli elementi che lo compongono. […]

Salvatore Pappalardo 1

Salvatore Pappalardo 2

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Tesi di laurea di Arch. Sebastian Carlo Greco
Facoltà di Architettura di Siracusa
Relatore: Prof. Arch. Fabio Ghersi

Ampliamento del parco urbano della città e connessione al vecchio tracciato della ferrovia dismessa di Acireale.

Connection-Crossing-Partecipation

Il progetto del parco pubblico, appare sempre più come lo strumento capace di attribuire qualità ed identità allo spazio aperto.
L’attuale perimetro della Villa Belvedere, delimitato, dalla rete stradale comunale e statale, vede questo piccolo polmone verde cittadino incastrato tra le sue inferriate. La presenza di un contesto ricco di eccezioni architettoniche , come la chiesa della Madonna dell’Indirizzo (opera dell’architetto Sebastiano Ittar), di un complesso di ruderi che sorgono su affascinanti terrazzamenti in pietra lavica, e la presenza del vecchio tracciato della ferrovia dismessa,  hanno dato spunto per  vedere questo piccolo scenario come un insieme unitario. La successione di importanti vie di comunicazione (nuova SS 114, strada provinciale per Riposto, ferrovia in uso) ha prodotto col tempo, nel caso in esame, una difficoltà di connessione, creando una vera e propria cesura, tra il sistema antropizzato (la città di Acireale) e il sistema naturale (riserva della Timpa – mare).
Chi ad oggi si trova nelle immediate vicinanze della Villa comunale, e della Timpa di Acireale, persino qualche abitante del luogo, non sa che in questo straordinario contesto di vegetazione, si ha la presenza di un vecchio tracciato della ferrovia, ormai in disuso. Questo corre a mezza costa, da sud a nord, tra le pareti del crinale della timpa, giungendo sino alla frazione acese di S. M. degli Ammalati per una lunghezza di circa 3,3 km. Il tratto, che presenta quattro tratti in galleria, si inserisce in uno scenario unico e affascinante, dove vegetazione e fauna sono al massimo della loro espressività e la biodiversità la fa da padrona.
La presenza del piano rotabile della ferrovia Catania – Messina, ad una quota sufficientemente bassa, (13 metri circa più in basso dell’ingresso inferiore della villa) ha permesso di fare delle considerazioni relative ad una eventuale possibilità di spostare il piano della strada statale s.s. 114 su di essa, e prevederne una copertura  a verde di quest’ultima nel tratto al di sotto dell’affaccio della villa Belvedere. Il sistema di discesa per il collegamento della Villa comunale di Acireale con il nuovo parco previsto sulla sede  della ferrovia dimessa, nelle intenzioni progettuali, sarà effettuabile mediante un sistema di  rampe, in modo da garantire la fruibilità al maggior numero possibile di categorie di utenti.
La presenza di gallerie, lungo il tracciato, ha portato l’attenzione verso queste “opere d’arte”, ed in modo particolare l’interesse s’è fermato sulla prima delle quattro gallerie che, per dimensioni e posizione, si presta perfettamente al riutilizzo come spazio  per  l’esposizioni temporanee.
La previsione ha inoltre interessato: l’ampliamento della parte nord della villa, dove sono stati introdotti degli elementi al fine di completare una offerta di servizi, oggi sempre più richiesti all’interno di un parco (caffè letterario – padiglione per il ristoro – sala conferenze); il lato dell’ingresso storico alla villa, consentendo di relazionare lo spazio verde con la chiesa dell’Indirizzo, oltre che la realizzazione di un parcheggio interrato su Piazza Indirizzo, per garantire il liberarsi della superficie antistante la villa dalle stesse.
La proposta d’intervento  mira dunque, non solo al recupero ambientale del territorio dal punto di vista naturalistico ma anche a una rigenerazione di risorse, testimonianza dell’operato dell’uomo, non più utilizzate.

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